Aspettando il triplete con un cavallo di nome Bruno

La champions è dura da vincere, ne sa qualcosa la Juventus! Ma quando piazzi un uno due fulmineo a inizio anno (due inserimenti antologici, progetti di Armonia con una poesia post decadente e il concorso ti lascio con Montegrappa edizioni), quando gli unici risultati ottenuti in tutto il 2018 con 22 concorsi sono stati due riconoscimenti pur sempre prestigiosi a livello condominiale, il riuscire a eguagliare in soli 5 mesi tutto l’anno precedente è di buon auspicio. Ormai tutti (tutti chi?!) si sono accorti del più grande scrittore condominiale nella sua zona, impegnato a far uscire le terre di mezzo dal limbo che si sono ritagliate, sarà perchè la missione di smantellare il sistema globalizzato bce delle pozzanghere liquide ha i suoi estimatori. Ma la destrutturazione di questo vecchio catorcio chiamato mondo non deve inficiare la genesi creativa, ecco che un nuovo eroe scalpita dopo Mauro Carpa, detective privato con 2199 di elo che non riesce a passare maestro! Si chiama Don Giovanni Cantoni e vive nel periodo più torbido e sfigato di sempre, nel posto più sfigato di sempre peraltro, ma strategicamente idoneo per suonare la carica a un ipotetico riscatto, in quel 1600 che vide non solo la peste del Manzoni e le prepotenze spagnole ma anche le gesta disgustose della chiesa con Bruno e tanti altri, con Campanella il rivoluzionario che si sottrasse alla condanna a morte dell’inquisizione solo fingendosi pazzo. La domanda allora è come fa un prete, tapirizzato da guerre-peste-colera-tasse-caristie-fame a sopravvivere con dignità facendo i giochi di potere del vescovo locale, nascondendo la sua vera natura di sanguinario combattente disgustato dalla mancanza di giustizia sociale? Semplice, basta essere finiti nella peggiore scuola di sempre, la tana del diavolo a Frasassi dove i sicari al soldo del duca di Urbino vengono addestrati per uccidere su commissione. Ma don Giovanni Cantoni adesso ha un’ altra vita, ha preso il posto di un prete dopo essere fuggito da quella banda di pazzi e dalla sua ha avuto la fortuna di incontrare la persona giusta al momento giusto, tale Don Fiorentino Bertoni che lo raccolse in fin di vita sul confine appenninico umbro-marchigiano, sulle falde del monte Merlana. Grazie a lui divenne erudito e grazie alle cose imparate nella tana del diavolo dove era riuscito a sopravvivere miracolosamente adesso era in grado di difendere i deboli e gli oppressi e tutti coloro che erano calpestati dalla giustizia. Chi è questo prete e perché è così importante che non giaccia nell’ oblio delle classi definite ma mai istanziate in 3D? Perchè parla dei cap 06023 e 06025 per esempio e buca location belle sì, ma anche orrende per le gesta di potenti opportunisti che popolano quelle vallate. O perchè era già un eroe quando ancora la Marvel era solo un sogno nella testa del creatore? Il concorso ti lascio era a tema sentimentale, passionale! Bè allora il titolo potrebbe essere ironico e a tema da meritarsi una segnalazione, sembra che le influenze esercitate da un certo Follia di Patrick McGrath dalle sfumature peccaminose in quel del Grottino abbiano sortito il loro effetto con il club del libro dalle parti dello 06025! Ma la verità è che nessuno, proprio nessuno, deve permettersi di molestare il cavallo di un finto prete che sta congiurando contro gli oppressori che egli stesso serve! Aspettando il triplete, che forse per conformazione geografica non arriverà mai premiando terre lontane come quelle inglesi, ecco a voi il racconto più temerario e sconsiderato di sempre, ricordando però che è solo letteratura condominiale, quindi valido solo per il distretto di zona e comunque anche il componimento procede al ritmo di una parallela consultazione degli usi e costumi del tempo! Don Giovanni Cantoni non ha bisogno di decostruire il modello globalizzato BCE, perchè il seicento è per definizione è secolo buio che implode e rilancia l’era moderna, quella che si presuppone essere sana (!) ma è un appassionato di scacchi (niente a che vedere con don Matteo, questo conosceva già la Berlinese) e di natura umana, la cui incomprensibilità è pressoché impossibile da dipanare. Amen.

Un cavallo di nome Bruno (riconoscimento con Montegrappa edizioni)

L’uomo nascosto da un pesantissimo saio e cappuccio transitava al tramonto sulla antica strada Flaminia con il suo fedelissimo baio di nome Bruno, un nome che si si guardava bene dal propagandare dal momento che era un simbolo da celare nella lotta verso qualsiasi oppressore. Era solo un modo per avere un amico compiacente, uno di quelli che la ribellione alle angherie del sistema le aveva pagate a caro prezzo solo qualche anno prima e che spronava alla verità e alla giustizia più di quanto avesse fatto l’organizzazione che aveva commissionato quell’omicidio politico. Quelli che serviva avrebbero pagato caro quell’oltraggio, Don Giuseppe Cantoni era disposto a sorbirsi i cicchetti del vescovo come quello appena subito a Nocera Ombrosa solo per coprire i suoi loschi traffici in favore del popolo, una questione di libri da non divulgare, soprattutto quelli che propagandavano quelle nuove scienze astronomiche da un certo autore polacco Copernico, poi supportato da un altro eretico germanico di nome Keplero, dove si spingeva in maniera audace la tesi che la terra non era più al centro dell’universo, allontanando tutte le anime perse da un idea di un Dio che accudisce e salva le pecorelle smarrite, dimenticando di aggiungere anche però, a costo di indulgenze, evidenziate da quel cinghiale tedesco di nome Lutero, che aveva prodotto uno scisma nei poteri temporali della chiesa. Del resto però Don Giuseppe aveva colto in tutto quel tracollo storico di eventi deleteri la sua opportunità di riscatto, stanco di servire come sicario il duca di Urbino, era riuscito a infiltrarsi nei corridoi del concilio di Trento e delle sue riforme facendosi eleggere con l’inganno e la coercizione dal defunto cardinale Malachia parroco della sacra parrocchia di Collemosso, unendo due chiese con una lunga tradizione storica come quelle di San Gregorio e Romano. Adesso con i convulsi tempi moderni che fermentavano verso la creazione di un mondo nuovo e migliore, don Giuseppe non aveva più bisogno di vivere nell’omicidio e nell’inganno, avendo pagato a care spese sul campo una revisione critica di un senso dell’esistere, che poteva essere fondante solo se si mettevano al servizio della comunità i propri talenti, come ebbe modo di mostrare all’altezza di località Ponte Parrano, dove due temerari gaglioffi gli intimarono di scendere da cavallo appena oltrepassato lo svincolo per la strada Clementina. Seppure protetti dall’oscurità incalzante, il servitore della chiesa vide chiaramente una lunga cicatrice su uno dei due volti, che avevano delle argomentazioni intimidatorie che non lasciavano presagire nulla di buono, uno stiletto impugnato dallo sfregiato e una lama spagnola da quasi un metro nelle mani dell’altro.
-Scendi e dacci il cavallo-, disse quello con il fendente spagnolo.
Don Giuseppe che non aveva per niente voglia di scendere, si abbassò il cappuccio mettendo in evidenza un grosso crocifisso di legno, poi con serafica calma replicò:
-Fratelli sono un uomo di chiesa e non ho nulla di valore con me, vi chiederei quindi in nome di Francesco che protegge le nostre valli, di farmi passare per una estrema unzione-.
-Bè fratello, il cavallo sembra proprio di grande valore e per quanto riguarda l’estrema unzione se non te ne vai in fretta, dovrai fare direttamente i conti con la tua-, disse lo sfregiato che evidentemente aveva anche la lingua lunga.
Che tempacci che gli toccava vivere! Il declino dell’Italia era iniziato con la scoperta dell’America, quando le potenze che davano lo sguardo sull’oceano, potevano occhieggiare a rotte espansionistiche privilegiate, relegando alle Repubbliche marinare italiane solo ambizioni marginali, come Venezia per esempio, che soppiantata da conquistatori ambiziosi e intraprendenti come i naviganti olandesi adesso si vedeva anche insidiata dagli infedeli turchi. Con amorevole pazienza fece uno sproloquio ammonitore, in stile Savonarola, con la voce alterata, che seppure non ebbe la risultanza di fare indietreggiare i suoi aggressori, creò disorientamento:
-Fratelli, ho avuto una giornata difficile e ho come l’impressione che Dio vi abbia privato del dono della solidarietà. Sapete chi siete davvero e dove state andando? Vedete intorno a voi i presagi di un mondo in rapido mutamento? Sapete leggere la realtà che vi circonda?-.
Lo sfregiato sconcertato decise di finirla con quel teatrino e avanzò per posizionare il suo stiletto nella gola del prete, quando soppiantato da una mossa rapida e veloce preparata appositamente, si ritrovo la canna di una di quelle nuove macchine da sparo portatili con la canna fredda e lucente conficcata direttamente sulla fronte, cosa che paralizzò i due dilettanti, che avevano sicuramente sentito parlare di quei demoniaci archibugi leggeri dalla canna accorciata che sparavano palle di fuoco letali e che si potevano trasportare agevolmente. Il prete continuò, mentre il pugnale del temerario, cadde a terra sorpreso:
-Avete la curiosità di sapere se questa nuova arma di importazione spara? Sinceramente non saprei dirlo, di fatto non l’ho mai provata, me l’ha venduta un mercenario sabaudo per quattro Bassone, ma se come me volete provare l’ebrezza di vedere come funziona fate così, anziché correre a perdifiato verso la vostra casa di figli sciagurati, potete continuare a giocare con la fortuna e anche valutare una volta partito il primo colpo mortale se vi é il tempo per il compare di prevalere con il ferro contro un prete privo di difese-.
Non ebbe nemmeno finito di parlare che i due sventurati senza esperienza si gettarono a capofitto verso la stradina di campagna adiacente che portava al Ponte, correndo così veloce che alzarono un polverone di imprecazioni che avrebbero ricordato a lungo, perlomeno erano ancora vivi e in quei convulsi tempi moderni riuscire a preservare la pellaccia anche solo di un giorno era una autentica impresa, per la mancanza di generi di sussistenza, per l’incalzare della peste, per le guerre sul territorio e le razzie che dovevano subire le popolazioni locali o anche perché incontravi qualcuno che la sapeva più lunga di te, quando tentavi di aggredirlo, come era appena accaduto. Comunque c’erano anche i momenti lieti all’interno della giornata, anche per un prete impegnato per quasi tutto il suo tempo a servire i compaesani con i riti religiosi e altro. Dio sia benedetto con il suo altro! L’estrema unzione a cui aveva sadicamente accennato ai suoi amici di strada in realtà era la consueta visita di circostanza alla Contessa Parigini, il cui marito ricco mecenate tessile che partecipava alle fiere di corporazione in tutta Europa, per incrementare i suoi profitti, era quasi sempre assente lasciando la raffinata consorte in totale sconforto, solitudine che solo don Giuseppe poteva colmare, ma non senza avere nulla in cambio. Il posto era sempre lo stesso, la porziuncola di famiglia nei boschi vicini alla Costa appena fuori Collemosso, location sempre sguarnita di servi e faccendieri, una chiesetta fatta costruire appositamente per le tombe di famiglia dove confessarsi in sicurezza e tramare nuove audaci sfide a sfavore dei prepotenti del tempo. La trovò come sempre bellissima, seguiva le mode, si faceva tingere i capelli di nero corvino, per mettere in risalto il candore pallido della sua pelle vellutata e anche se riuscire a districare la matassa di quell’abbigliamento succinto in cui vesti e sottovesti si accavallavano con busti e sostegni pertinenti alle convenzioni dell’epoca e dove la stoffa diventava un parco giochi ricco di innumerevoli attrazioni, il tutto era agevolato dal fatto che anche una signora così altolocata e di alto rango non portava di fatto le canoniche mutande, che solo nelle città erano imposte nei luoghi pubblici con ordinanze comunali rigide e appropriate, cosicché abituato all’idea di arrivare al nucleo centrale di ogni felicità spogliando quella succulenta creatura divina da tutta una serie di stratificazioni canoniche, poteva anche permettersi il lusso di trafficare e amare, ridere e piangere, godere e chiedere.
-Avete trovato per me quelle informazioni?-, chiese mellifluo il prete impegnato a esercitare il miglior lavoro del mondo, quello di esploratore delle meccaniche celesti, mentre lei stesa su un letto di foglie non poteva sentire l’umidità del terreno, soppiantata da brividi di piacere che la sconquassavano virtuosa.
-Signore mio, ho quello che volete, so quando il carico papale transiterà in zona diretto al porto di Ancona, ma adesso datevi da fare, concentratevi nel vostro lavoro e fate felice una signora di sangue nobile-.
Era quello che voleva sapere, Venezia aveva fatto un patto con Roma per ottenere approvvigionamenti da inoltrare in guerra verso la Turchia, che minacciava di conquistare la penisola e un carico di risorse materiali e umane composte da detenuti liberati dalle galere era prossimo al transito. Il resto sarebbe venuto da solo dopo, dopo quella nuova fine e dopo un altro nuovo inizio.

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