La chiave proibita: quando Valle Ombrosa buca il CAP 06025

Gli esseri umani sono gli unici animali che hanno consapevolezza della morte. L’epopea babilonese di Gilgamesh per esempio, approfondimento internet http://civiltaanticheantichimisteri.blogspot.com/2014/11/epopea-di-gilgamesh-riassunto.html, ci mostra un semidio sovrano di un impero che va in tilt quando deve rispondere alla domanda: perchè la mia vita deve finire come una libbelula che plana su uno specchio d’acqua e vede la luce per essere subito dopo annientata dall’ eternità? Tormentato da mille inquietudini si mette in viaggio per cercare la soluzione del problema, andando a cercare l’unico immortale e riproporre lo stesso tormentone ma…ma potremmo continuare con Ridley Scott ha scopiazzato tutto con il suo intramontabile Blade Runner e ha sfruttato il tema dell’ angoscia esistenziale dell’ uomo per costruirci sopra un cult movie da sballo (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Blade_Runner per approfondimenti) , con i poveri replicanti pazzi forti e immortali costretti a prendersela con il loro creatore perché la loro esistenza è senza senso visto che la fine per ciascuno di loro è tecnologicamente programmata, esattamente come la nostra! E quindi che centrano Gilgamesh e Harrison Ford con il Don Francesco da Collemosso immortalato nel racconto “la chiave proibita” presente nell’ antologia edita da GMC, “mille e una storia”, raccolta di racconti centrati sul tema della chiave che simbolicamente apre e chiude qualcosa? Un don Francesco a Colle di Nocera Umbra era apparso in tempi di peste lasciandoci la pelle intorno alla metà del seicento, che per intenderci dovrebbe essere la stessa peste che doveva imperversare per tutta l’Euuropa obbligando persino un giovane inglese a studiare scienze matematiche e fisica al sicuro nella sua tenuta fuori città (il seicento essendo un cruciale secolo di transizione tra il vecchio e il nuovo ha visto transitare personaggi del calibro di Bruno, Caravaggio, Galileo, Keplero e tra i tanti anche l’uomo che ha rivoluzionato le scienze moderne ispirando Einstein alla sua relatività, per l’appunto Newton), tutto per dire se riusciamo a immaginare un periodo di oscurità più affascinante e tremendo dove il potere era in mano a pochi che facevano di tutto per conservarlo (ah si perchè adesso in tempi di globalizzazione BCE è cambiato qualcosa ah, ah). Se poi alla location della grande storia ci inseriamo il contesto della piccola Valle Ombrosa che anagraficamente pascola intorno al CAP 06025 (ma non si dovrebbe dire perché a finction é la finction e mai e poi mai l’autore dovrebbe confessare che località turistiche come Nocera Umbra e Gualdo Tadino sono oggetto di speculazioni narrative non autorizzate!). Questo don Francesco essendo legato al sottoscritto per motivi di parentela araldica sta per trasformarsi in qualcos’ altro, per l’esattezza in una sorta di zorro locale in incognito dal nome meno autoreferenziale, ossia don Giuseppe Cantoni, una sorta di prete che incarna fumettisticamente personaggi del calibro V come vendetta, all’ uomo tigre e per l’appunto Zorro nelle vesti di un emancipato Robin Hood se vogliamo, ma si sa il personaggio è appena nato ed è soggetto a cambiamenti, per cui la cosa migliore è farlo parlare direttamente con il racconto apparso sull’ antologia in oggetto, a pagina 28, oppure direttamente in questo post, dal titolo tematico per il concorso letterario proposto da GMC, appunto la chiave proibita. Così veniamo a sapere che a Collemosso, terra di frontiera border-line, esiste qualche cospiratore di scie chimiche e gomblotti che nasconde libri maledetti ai miscredenti e qualcun’ altro che li nasconde per il sapere delle masse e la loro emancipazione e ricerca dell’ autonomia etica e morale. Sono passati tanti anni da quel convulso periodo ma la sensazione seppure l’inquisizione non è che un lontano ricordo, non è quello di una umanità completamente libera da catene oppressive anche se invisibili.

LA CHIAVE PROIBITA, menzione di merito concorso letterario “mille e una storia”

Il Vescovo Diego Berenguer, con un sorriso da faina, mosse la regina per dare scacco. Dall’altra parte il parroco di frazione Collemosso, Don Francesco da Boscofitto, con i pezzi neri sorrise altrettanto compiaciuto perché la sua idea di dare l’impressione della vittoria al suo sprovveduto avversario, che rivestiva una carica eccelsa a Valle Ombrosa, si stava concretizzando. La domanda della Massima Autorità Ecclesiastica nel Feudo di Nocera Ombrosa risuonò sospesa al tramonto, le cui prime luci rossastre irrompevano nella ricca dimora annunciando l’arrivo delle tenebre.

-Che cosa sa della lista dei libri proibiti?-, chiese il vecchio volpone.

Don Francesco che voleva evitare le insidie di un percorso a ritroso sulla via Flaminia al buio, mosse velocemente creando una fortezza sulla sesta traversa con Re, Torre e Alfiere. Era evidente che l’avversario non avrebbe mai potuto vincere anche se era in vantaggio di materiale. Poi con calma serafica recitò il suo ruolo a difesa del volgo:

-Libri proibiti? Noi a Collemosso abbiamo avuto fratello Alberico da Bettona che si occupava della biblioteca ma come Lei saprà, il progetto di divulgazione è stato bloccato dal Priore e dalla Commissione dei Dodici-

Il Vescovo sapeva bene quale era la situazione dal momento che l’ordine di impedire la fruizione dei libri al pubblico era partito direttamente da lui che aveva fatto pressione sulla commissione comunale su imposizione dei feudatari locali, uomini di rango e di armi che non avevano nessun interesse ad elevare il popolo dalla loro condizione subordinata. Ancora convinto di poter vincere diede un nuovo scacco e rintuzzò la dose:

-Conoscevo bene Alberico da Bettona, una personalità fin troppo dedita alla circolazione di idee rivoluzionarie controcorrente, un eretico che è stato sul punto di essere giustiziato per la sua arroganza ma che grazie alle sue amicizie politiche influenti è sempre riuscito ad evitare la giusta punizione. E’ morto di colera qualche giorno fa e indovini un pò chi ha impartito l’estrema unzione?-

-Io?-

-Esatto! L’ho chiamata a rapporto perché voglio sapere cosa le ha detto il morente riguardo ai segreti di palazzo Mancia, dove due armigeri vigilano l’entrata per impedire qualsiasi accesso. Questo in seguito al Veto imposto da Santissima Sacra Chiesa che non vuole che i libri raccolti da Alberico entrino in contatto con il popolo, che non ha gli strumenti per distinguere ciò che appartiene al Cielo e ciò che invece è della Terra-

Sulla scacchiera intanto era chiaro che i pezzi del bianco non potevano fare irruzione all’interno del territorio nemico eppure il Vescovo si ostinava a dare scacco senza scopo, tipico atteggiamento di chi non sapeva giudicare correttamente la posizione e mettersi in discussione. Don Francesco gettò acqua sul fuoco e decise di dare un taglio a tutto quello sgradevole siparietto:

-Come lei sa quando la posizione viene ripetuta tre volte viene decretato il pareggio, infatti non ha modo di entrare nella mia fortezza perché tutti i pezzi si difendono a vicenda. Per quanto riguarda la questione della confessione posso anche andare oltre il vincolo della segretezza perché fratello Alberico era agonizzante e farneticava frasi incomprensibili…-

Più tardi mentre rientrava velocemente in canonica a cavallo ripensò a come aveva saputo dosare bene quella convincente bugia. Il Vescovo aveva davvero creduto alle sue parole anche se era seccato per non aver vinto la partita a scacchi. Giordano Bruno, Keplero, Galileo e gli stessi testi folli di Erasmo da Rotterdam invece erano custoditi gelosamente a Collemosso nella famosa stanza segreta da scardinare seguendo le indicazioni sussurrate dal suo compaesano durante l’estrema unzione. Parva scintilla magnum saepe excitat incendium: difendendo la Chiave di quel Sapere, Don Francesco poteva guardare al Volgo con rinnovata simpatia, analogamente a una scintilla ribelle che poteva scatenare un incendio liberatorio.

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