Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli e tanti altri in Le ombre della città, RACCONTI PER UNA AMICA LONTANA

In questo supergiallo Mondadori N 29 del Giugno 2005 coordinato da Marcello Fois vi è una dedica particolare alla scomparsa Wilma Lanzarini, definita instancabile e infaticabile promotrice del giallo e del poliziesco a Bologna, una città misteriosa piena di archi e di punti di vista insoliti che nascondono misteri straripanti che sfociano in tutti i generi della tensione, dal giallo fino ad arrivare al noir e all’ hard boiled, tanto da affermare che il Marlowe di Chandler si é messo a parlare in dialetto bolognese, per restare in tema di citazioni. Che Bologna sia un contenitore ricco e prolifico di personaggi che hanno attivato questo ecosistema di generi di prossimità non ce lo dobbiamo inventare, pensiamo al capostipite Loriano Macchiavelli che rispolvera il genere giallo nato nel 1929 da Mondadori, per citare il famoso Gruppo 13, un gruppo di autori emergenti in scrittura poliziesca e creativa, che comprendevano un insieme di generi e sottogeneri tematici, che sfruttavano questa meravigliosa location bolognese fatta anche di luoghi ed eventi suggestivi come il DAMS e Myfest regionale a Cattolica. Wilma Lanzarini a cui é dedicata l’antologia appartiene al genere operatore silenzioso, alla categoria classificatori patologici e grazie al suo impegno di collezionista di gialli e meno gialli ha spinto, stimolato, influenzato, divulgato la scrittura di genere nella sua Bologna in fermento. Così non ci resta che studiare la meccanica di questi racconti iniziando con il portaritratti di Luigi Bernardi (https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Bernardi), un piccolo capolavoro di colpi di scena. Colpi di scena sì perchè il narratore che apparentemente sta raccontando una storia, in realtà sta registrando la sua voce per ricordarsi chi era, prima, quando non era ancora un alienato e un ubriacone devastato da un oscuro dramma famigliare. Tecnicamente é pregevole l’idea del LOOP ricorrente, nel senso che il siparietto che apre le danze con un breve dialogo ossia -Abbiamo nuovi uffici da pulire-, avevo detto a Laura. -Dove?-, mi aveva domandato lei? Compare a spezzare la narrazione e aimprimere un ritmo ossessivo alla vicenda. La storia affronta il tema ineluttabile di un destino cinico e baro che si diverte a far rimbalzare la vita umana dentro reticoli di insensatezza e di imprevedibilità dove la vittima predestinata può solo subire. Tecnicamente siamo alle prese con un segreto coniugale che sfocia in tragedia per tutti i membri di una famiglia un tempo felice. I racconti lo si sa hanno dalla loro che si può liberamente sperimentare e liberare tanta roba nello spazio di un battito di ali. Al contrario dei Romanzi dove la congruenza ha bisogno di una struttura metallica solida per snodarsi, nel racconto successivo “uomini e pecore (sangue che va e sangue che viene)” di Graziano Braschi, una composizione davvero ironica e graffiante, ricca di trovate inedite e visionarie. Incuriosito dal nome dell’ autore, ho reperito successivamente un link in rete dove si dimostra grazie a Marco Vichi che ne fa un bellissimo ritratto dopo la sua scomparsa (indirizzo internet http://www.gazzettinodelchianti.it/articoli/approfondimenti/11372/notizie-su-bagno-a-ripoli/scomparsa-graziano-braschi-marco-vichi.php#.W1TVjrh9iUk), che il nome di Graziano Braschi é da associare a un certo spessore (lo si capiva leggendo il tutto a una prima stesura per la facilità di un intreccio…molto intrecciato, una abilità istintiva a tirare su un bel polverone armonizzando tutte le componenti del racconto). A leggere il racconto si rimane colpiti dalla centralità dello zio Antonio che di fronte a un rapimento che sembra un pò improvvisato gestisce in maniera imprevedibile l’ostaggio Adelmo, che dopo una serie di vessazioni diventa finalmente suo amico. Il Buono e il Brutto e il Cattivo alle spalle come manager di questo rapimento, si troveranno alle prese con grossi problemi di fronte al braccio animale dell’ organizzazione, appunto lo zio Antonio, affezionato e inseparabile compagno di viaggi del suo gregge, che nell’ arco di un brevissimo tempo ne combinerà di cotte e di crude, tanto cancellare una intera lavagna di abomini tramite una bella O geometrica di stupore che le menti del sequestro sono costretti a vedere materializzata nel giardino della villa del Brutto in carrozzina, il genio del male di periferia che scalpita nervosamente intorno ai suoi scagnozzi con la sua sedia a rotelle, destinato a soccombere niente popò di meno che da un colpo di bazooka! Racconto divertentissimo e supercreativo che apre dei collegamenti sul nome dell’ autore. L’antologia prosegue con il giardino di Mirella di Danila Comastri Montanari e anche qui c’è da rimanere basiti meditando sulla reputation brand degli autori, vedere link https://it.wikipedia.org/wiki/Danila_Comastri_Montanari per esempio. Qui siamo alle prese con un padre di famiglia molto dispotico e autoritario le cui frustrazioni rabbiose ricadono a cascata sulla famiglia costringendo la moglie al suicidio dopo una malattia nervosa, una delle figlie alla fuga per percosse subite e uno dei figli che vorrebbe costruirsi una vita autonoma fuori dalle influenze devastanti del paparino sposandosi e andando a vivere altrove in bilico con scelte sconsiderate che però le vessazioni del paparino anche sul piano economico giustificano. E Mirella angosciata per le sorti del suo bellissimo giardino che gli ha salvato la vita fino a quel momento per resistere in compagnia di quell’ uomo per tanti anni come seconda moglie, di comune accordo con il figlio defraudato, lascia qualche erbetta velenosa del suo giardino in berlla mostra in cucina per la consueta tisana serale che però questa volta l’uomo deve prepararsi da solo prima di andare a letto e dove (con un pò di fortuna!) potrebbe sbagliare sia dosaggi che bacche da usare! E come per il gatto più famoso della meccanica quantistica non sapremmo mai se il caso congiurerà per lavare antiche nefandezze spazzandole via con un rantolo dolciastro o se il dispotico sovrano che tiranneggia sulla vita di molti deciderà di farla franca andando a letto senza tisana. Il racconto risulta per la sua brevità un pò forzato nella chiusura dei cerchi ma l’idea di debellare un male a cui è stato permesso per troppo tempo di allargarsi a macchia d’olio calpestando dignità e diritti altrui è comunque prettamente noir e funziona! Fidarsi è bene , non fidarsi è meglio! Cosi la vede https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Fois nel suo racconto “qualcosa di caldo” dove due amiche che lavorano come addette alle pulizia alle palestre dello stadio si fidano l’una dell’ altra, così tanto che la vittima predestinata si vede restituire anche le chiavi di casa quando le ha perdute e l’amica del cuore le ha ritrovate per riconsegnarle. Lei con una storia triste da paura e un piccolo crimine utilitaristico macchiavellico dove per accaparrarsi un immobile deve ritardare la morte della proprietaria di 24 ore tramite una coperta elettrica. Queste cose le puoi confidare alla tua amica del cuore ma quando il siparietto al bar si conclude l’altra che sembrava passiva e remissiva di colpo coadiuvata e supportata dal suo intrallazzatore cameriere di fiducia si ritrova una lunga lista di oggetti da mettere in cassaforte appena rubati alla malcapitata di turno che era diventata di colpo vulnerabile perchè uno dei trucchi più altisonanti e antichi del mondo per commetere un crimine pulito era quello di entrare nelle grazie di chi interlocutore con te si apriva e raccontava anche la fava e la rapa, o similari! Racconto dinamico in cui l’attenzione viene spostata come un trucco da prestidigitatore sulla vera protagonista che consuma il crimine e non su quella che lo racconta prendendosi tutto lo spazio nel sipario. Del resto Marcello Fois è un altro nome pesante in questa antologia come testimonia il link sopra riportato e qualcosa che funziona c’è a prescindere in questa affabulazione! Nel club di Oliver di Franco Foschi si entra in un circuito sgangherato dove si riderebbe a crepapelle se non fosse per il tragico e labile confine che separa la giustizia dall’ illegalità, dove è facile spingersi oltre perdendo alla fine la propria dignità morale. Il racconto ha sua istintiva originalità, tanto che viene proprio da chiedersi “ma l’autore da dove ha tirato fuori queste prodigiose invenzioni?”. Negli slip rossi di Licia Giaquinto assistiamo a una prosa stile Paolo Nori del tipo si chiama Francesca questo romanzo, se non fosse che nella versione di Nori mi sembra di ricordare che manchino diversi segni di punteggiatura mentre qui il linguaggio gratta e vinci dei protagonisti, gente umile che lavora la terra e si fa un culo così, è funzionale a riprodurre il vero realista anche quando si tratta di scrivere delle lettere che possono diventare estremamente pericolose se cadono nelle mani sbagliate! Anche qui non si può NON notare una certa genialità creativa nel rendere “pseudocredibili” delle situazioni divertentissime che anno a che fare con l’amore, il sesso e anche la mercificazione delle infermiere dell’ est che confluiscono inevitabilmente verso una scelta finale che ricorda l’epilogo di dieci piccoli indiani della Christie nella sua forma di determinismo criminale, con la protagonista stordita tutta una serie di eventi che non può che vendicarsi nell’ unico modo possibile per risanare i torti subiti. Con il “falegname” Lucarelli racconta velocemente la storia di un falegname che ha accoppato cinque anni prima la consorte e che non regge più il peso e il rimorso del misfatto, tanto da confessarsi forzatamente in spiaggia con un carabiniere scazzato che cerca solo di starsene in disparte ma che invece viene folgorato da una improvvisa rivelazione che lo costringe a rompere la noia con un accertamento in centrale su un certo Righi Amedeo specializzato in rivestimento di mobili. In “l’ultimo volo” di Valerio Varesi, niente popò di meno che l’inventore dell’ ispettore Sonero indirizzo web https://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Varesi , colpisce la cronaca stratificata di un morto ammazzato che scava nella psicologia delle due persone coinvolte con la perizia di un meticoloso archeologo. L’ultimo treno passa a 50 anni e per il protagonista disilluso e pervaso di rimpianti è tempo di costruire un aereo artigianale di fortuna con i materiali che una piccola isola tagliata fuori dal mondo mette a disposizione. Volerà non volerà? E’ in grado di riportarlo furtivamente verso una vita che non c’è più ma che potrebbe essere ancora? Non lo sapremo mai, perchè le speranze racchiuse in quel tratto di mare tempestoso che si vorrebbe valicare con un rudimentaler cimelio improvvisato si infrangono quando le mani della sua compagna strangolano il nostro eroe nel sonno. Colpisce subito il piglio giornalistico e i tempi giusti nei dialoghi che sono illuminati anche da profonde spiegazioni e metafore che chiariscono meglio la psicologia della coppia che ha consumato il dramma, con una lei comuque posseduta da cumuli di macerie indipendentemente dall’ omicidio commesso, una storia che punta l’indice verso le illusioni ereditate dal passato e la velocità del mondo che tutto brucia e consuma. “Un tipo tranquillo” è la storia che Loriano Macchiavelli https://it.wikipedia.org/wiki/Loriano_Macchiavelli dedica a Wilma con queste incisive parole: “cara Wilma in tempi di esplosioni non posso che dedicarti il racconto di una esplosione. Perché c’é stata mi chiedi? Io non lo, è importante? Ce ne sono tante di esplosioni intorno a noi che neppure quelli che schiacciano il pulsante o accendono la miccia sanno più perché schiacciano il pulsante e accendono la miccia”. Carino tecnicamente il loop che Doriano usa per fare noir metropolitano: “il casino della città: letamaio di smog, traffico di auto e di droga, lamenti e tamburi, grida e lamiere, saltimbanchi e assaltabanche, rifiuti e rifiutati, valvole di carico e valvole di scarico, sirene di ambulanze e sirene allettanti, straccioni con cravatta e straccioni con stracci…”. Finale drammatico come spesso accade quando si affronta il thriller metropolitano: “la sentì entrare in camera e con lei il profumo del caffè, come accadeva ogni volta che glielo preparava e glielo portava a letto. Continuò a tenere gli occhi chiusi, stava bene così. Chiese: come l’hai avuta questa casa si sta bene ma lei non gli rispose e lui aprì gli occhi. Fu per vedere la canna di una pistola a due dita dalla sua fronte. Questa volta se avesso urlato oh spazzola non sarebbe servito. Dopo tornò la calma in una notte d’estate. In collina“. I reati sono tali quando c’è convenienza a scoprirli. Lo diceva il buon commissario Schiassi, scrive Maurizio Matrone, https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Matrone , nella donna dai capelli rossi, un racconto divertentissimo che dimostra come il racconto sia una disciplina per innovatori e liberi sperimentatori che con audacia si portano oltre il limito consentito, proponendo suoni e situazioni sgrammaticate inedite e surreali! In innamorato sempre di più di Gianfranco Nerozzi classe ’57, sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Nerozzi abbiamo una situazione veloce veloce alla Deaver dove a te sembra in un modo ma invece c’è il colpo di scena che ti cambia prospettiva. Pier Damiano Ori invece nell’ incubo di Rollo ci racconta un incubo razzista in cui che disprezza scopre di far parte del cerchio dei disprezzati, dove il protagonista deve inquisirsi in sogno sulla natura stesa del suo DNA dopo una azione vigliacca perpretata in gruppo per dispensare insulti e botte. L’antologia prosegue su standard elevati con il montaggio alternato di Parigi e Sozzi nel racconto I segni del Santo. Seguiamo la vicenda di un ragazzino animato da spirito vendicativo dopo la morte di suo fratello che ha sfaldato la famiglia. Non sappiamo perchè Gennarino è scomparso ma vediamo in azione il ragazzo su un pianeta alieno che non è altro che Napoli ad allenarsi mentre perfeziosa il suo tiro con la ciarbottana. Dall’ altra parte seguiamo le vicende del commissario Basile che deve districare una compless amatassa di un morto ammazzato, dove alla fine si arriva a individuare dopo qualche colpo di scena quello che è il vero movente dell’ omicidio, un debito di gioco non ripagato. Alla fine Vasile si trova a seguire lo scagnozzo responsabile dell’ omicidio grande appassionato di tatuaggi che lo tradiranno e finisce in una fabbrica abbandonata dove però sta per essere accoppato, se non fosse per il ragazzino che vendica con il suo soffio liberatorio di ciarbottana la morte del fratellino avvenuta da un pirata della strada che ha sulla mano uno strano tatuaggio. La gara a chi sperimenta e scrive il miglior racconto prosegue con Maschera da rapina di Giampiero Rigosi, un tripudio teatrale sulla maschera da rapina che diventa viva, sacra, impalpabile, animata da vita propria…fino a svuotarsi, con un rapinatore ambizioso che racconta il suo triste epilogo durante un ultimo colpo fatale. Che il racconto colpisca in tutti i sensi e non solo nel colpo di proiettile finale che liquida il tutto lo si evince anche dal fatto che l’autore non sembra essere uscito dalla letteratura condominiale: https://it.wikipedia.org/wiki/Giampiero_Rigosi . Invece nel racconto finale una storia in cui niente quadra assistiamo all’ ennesima ironica sperimentazione dei giochi a incastro improbabili, dove una coppia di ladri assortiti va incontro a numerose gag prima di essere acciuffati. Insomma questo RACCONTI PER UNA AMICA LONTANA, Mondadori N 29 del Giugno 2005 risulta davvero essere una antologia epica, ricca di prana vitale, portatrice di elementi innovativi oltre che proporre contenuti ironici e graffianti sul piano dell’ audace sperimentazione. Unica nel suo genere!

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