A Valle Ombrosa l’illegalità si combatte con l’illegalita: al premio Hombres itinerante terzo premio a Faraoni Enrico nella sezione narrativa

Archiviata ormai la trionfale affermazione di Faraoni Enrico (ah ah a livello condominiale si intende) al premio Hombres Itinerante, http://www.premiohombres.com/xiv-edizione-2018/sezione-racconti-ph-2018/ , non resta che confessare qualche retroscena. E’ possibile trasformare il comune di Nocera Umbra in una sorta di Los Angeles autoreferenziale dove i conflitti tra la classica dicotomia buoni vs cattivi fanno emergere le gesta eroiche di uno scoppiettante detective locale alter ego dell’ autore che deve regolarizzare qualche conticino in sospeso con alcuni personaggi locali che hanno fatto la pipì fuori dal vaso? Ma che te stai a inventà, l’ispettore Callaghan e la 44 magnum lasciali stare nel gota cinematografico consolidato, al massimo puoi rifare il verso a qualche disubbediente prete locale impallinato con i gialli (ogni riferimento al noiosissimo Don Matteo è puramente casuale). Il Drago non solo è un riferimento a un famoso film fantasy degli anni ottanta, ma è anche una potente rappresentazione simbolica del terremoto che angustia Valle Ombrosa e dintorni (esiste una località reale con questo nome che si trova in Toscana, ma per l’Umbria vale il brevetto della mia finction), un argomento molto prolisso di approfondimenti e precisazioni che mi riservo di portare avanti quando sarò riconosciuto con tutti i crismi il massimo esponente della letteratura noir a Nocera Ombr…, pardon Nocera Umbra e dintorni, senza sconfinare nelle regioni limitrofe. Di fatto questa eclatante affermazione (ah, ah) segna la nascita ufficiale di un detective che era sempre esistito, ma che non era mai nato, riconosciuto all’ anagrafe in via ufficiale dagli enti preposti del premio Hombres. Nel racconto appare evidente come tema di fondo tipico del noir, che l’unico modo di contrapporre una idea di giustizia all’ illegalità, è quella di combattere in totale slealtà e scorrettezza, al pari di chi consuma scempi di ogni tipo per lasciare un mondo peggiore a fini di lucro alle generazioni future, una categoria infame che Mauro Carpa detective incazzato vorrebbe vedere estirpata dall’ odioso modello globalizzato BCE a pozzanghere liquide. Ecco la motivazione della giuria:

Una truffa/non truffa pensata e messa in atto per realizzare un progetto di vita altrimenti impossibile… una forma espressiva leggera e sciolta… una sapiente divisione in paragrafi/scene, permettono di godere di un racconto in cui il sapiente uso di fabula e intreccio presenta situazioni anche divertenti che tengono alta l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine del racconto.

terzo classificato ex equo

La clemenza del drago

di Enrico Faraoni

1

Come nere dita rinsecchite fuoriuscite per afferrare una notte tempestosa, le fronde della Quercia Buca in vocabolo Molinaccio ricevettero una visita inaspettata.

Non c’era l’amico di Andy Dufresne in cerca di redenzione come nella famosa scena del cult movie le ali della libertà di Frank Darabont girata in Ohio, ma due ragazzi incazzati che tramavano la stessa rivincita sociale di Morgan Freeman alias Ellis Boyd Redding, nel film.

Nella sceneggiatura del film umbro c’erano Giulia Altini e Nicola Fumanti, due laureati afflitti da lavori precari che oltrepassata la soglia critica dei 30 anni, stavano per “svoltare” e rompere una congiuntura astrale sfavorevole su questioni di economia e famiglia con una soluzione non convenzionale, degna del miglior Einstein.

Nicola avvocato penalista umiliato per anni da quelle prodigiose invenzioni conosciute nel mondo del lavoro come praticantato e stage, aveva individuato “il bug” nel sistema, il punto nevralgico dove fare leva per “produrre” il massimo danno, senza pietà e senza remore.

La guerra per la salvaguardia della dignità personale, richiedeva sempre più ingegnosi artefici per poter stare a galla. Giulia con una laurea a indirizzo artistico e chiamate stagionali al museo di Gualdo Penna per supportare mostre come tutor occasionale di sostegno, dopo molte perplessità si era definitivamente convinta che il rischio di finire nei guai era minimo.

Certo bisognava prestare particolare attenzione alla qualità della recitazione ed era servito un periodo di lunga preparazione prima di salire sul palco e una volta in scena non si poteva più tornare indietro, ma del resto che cosa avevano da perdere bruciando tutti i ponti alle spalle? Continuare a subire le amenità del mondo moderno, per accettare passivamente verdetti che non erano il frutto di scelte personali, non era più tollerabile.

Valle Ombrosa non garantiva più un futuro alle nuove generazioni e la fuga non era un opzione che due persone con un QI superiore alla media potevano accettare di mettere in atto.

Avevano scelto invece di far sentire la loro voce in quel contesto globalizzato BCE che premiava spesso speculatori e mistificatori della verità: era una semplice questione darwiniana di sopravvivenza del più forte o con un correttivo più modernizzato sull’ aforisma di Spencer, del più scaltro.

Tre cose non mancavano mai al comune di Nocera Ombrosa: il vento, la pioggia e una campana che suonava a morto.

In questo caso a “morire” era la verità sulle questioni di fede.

Per rendere il tutto più autentico e plateale la coppia aveva deciso di esordire “in una notte di inverno un temporale“, che suonava poeticamente un pò alla Calvino.

Il pathos non mancava in quella location suggestiva e la quercia di proprietà degli Altini, situata in posizione strategica vicino al bed & breakfast la Casa dell’ Arcobaleno, era un avamposto intrigante per ricevere i doni di Santa Indelicata, visto il terreno accidentato e le atmosfere gotiche con una foschia permanente che poteva scoraggiare eventuali curiosi da visite non autorizzate.

Santa Indelicata non era una entità comoda da gestire e da supplicare solo in giornate calde e temperate. Il maltempo piegava la cima dell’ albero, che durante la seconda guerra mondiale aveva protetto al suo interno più di un partigiano dato la stazza ragguardevole del tronco e salvaguardava ora anche i due dal rischio di denuncie, dal momento che i reati di abuso della credulità popolare, circonvenzione di incapace e truffa (rispettivamente articoli 661, 643 e articolo 640 del codice penale), non potevano essere contestati in assenza di coercizioni se la linea di azione che partiva dalla visione di Santa Indelicata, per giungere fino alla trascrizione del messaggio e quindi a seguire al condizionamento di un bacino target, era congruente a un modus operandi ponderato a tavolino, dove la solidarietà e la gioia e il messaggio salvifico della Santa Locale veniva valorizzato nelle sue componenti benefiche.

Un piano diabolico, articolato e complesso, che prevedeva di superare lo sbarramento critico in una prima fase di startup con il coinvolgimento in buona fede di parenti e amici, che grazie al passaparola in breve tempo avrebbe portato a business rilevanti, come per esempio l’ospitalità da fornire a credenti che volevano cercare il conforto di Santa Indelicata, flussi di denaro che avrebbero salvato la Casa dell’ Arcobaleno da sicuro dissesto, viste le conseguenze del recente terremoto di Amatrice che congelava il turismo sulla fascia centrale appenninica.

Andava costituita una associazione senza fini di lucro che si sarebbe chiamata Fedeli dell’ Arcobaleno di Santa Indelicata, in modo da suggerire l’idea che la Madonna non solo era associata alle bellezze della natura umbra, ma anche alla struttura logistica a supporto che poteva ospitare i pellegrini a caccia di risposte.

L’operazione “Golden Tree” avrebbe avuto ripercussioni positive su tutto l’ indotto dell’ economia locale, dal momento che muoveva idee, uomini e mezzi convertiti in consumi.

I flussi di denaro in entrata sarebbero stati resi trasparenti con un commercialista scrupoloso di fiducia e le donazioni cronologicamente riportate in un registro, per i controlli maniacali che sarebbero seguiti nel tentativo di dimostrare la cattiva fede dei Prescelti.

Regolare fattura sarebbe stata fornita a chi comprava il miracoloso olio locale della Santa che di taumaturgico non aveva nulla, se non il condimento tipico di una eccellenza presente sul territorio, che rendeva piatti variegati unici ed esclusivi.

Si era lavorato molto anche nell’ipotizzare un attacco frontale, portato inevitabilmente dai media a livello nazionale, una volta che dalle parti di Assisi si sarebbero accorti che il poverello locale subiva un decremento di turisti, causato da una improvvisa apparizione in località Molinaccio, che costringeva a deviazioni non autorizzate.

Si era lavorato molto sull’ audio e sui video con l’ausilio di libri tecnici come I Volti della Menzogna di Paul Ekman, con ore e ore di laboratorio per far sparire dei piccoli tic come quello che Nicola, una volta localizzata Santa Indelicata tra le fronde e ricettore passivo del suo messaggio di Misericordia nei Confronti dell’ Umanità, caduto in stato di trance, ostentava a invasive telecamere esterne, con impercettibili movimenti nervosi in prossimità delle narici, che con particolari esercizi di respirazione finalizzati a distendere il corpo, scomparvero.

Era un piano curato in ogni dettaglio. Chi avrebbe scavato nel loro passato per cercare contraddizioni e ambiguità, cosa avrebbe trovato?

Erano anni che servivano con buone azioni di volontariato la comunità locale e andavano a messa tutte le domeniche fin da ragazzi, non avevano nemmeno bisogno di studiare testi religiosi per usare un gergo tecnico in sintonia con l’interlocutore. Come si ripetevano sempre, avrebbero combattuto e vinto, si sarebbero sposati e avrebbero avuto dei figli e anche se non avevano a sostegno il logo televisivo di un famoso mulino che dispensava biscotti e felicità, c’era pur sempre Casa dell’ Arcobaleno a sottolineare che la loro vita sarebbe stata “soddisfacente” e “dignitosa”.

2

Nicola si prostò nel fango sotto la pioggia scrosciante e iniziò a fissare ipnoticamente il centro del tronco, diventato ormai una presenza magica nella notte. Una luce calda e dirompente prese a scaturire accecando ogni cosa. Giulia cadde a terra usurpata da quella devastante inondazione ricevendo un messaggio salvifico per l’umanità da rendere pubblico. La porta della Speranza si riapriva per dare forza motrice a tutte quelle anime perse che afflitte dai mali del mondo non riuscivano più ad andare avanti, a trovare un senso generale di esistere. Le caratteristiche di quella terra si adattavano perfettamente al diabolico business plan, data la presenza di persone anziane ormai prossime a confrontarsi con la terribile prospettiva di una fine temporale: la paura generava incertezza, l’incertezza richiedeva stabilità e risposte, assicurazione di amore e sollievo che solo il nuovo messaggio di Santa Indelicata si predisponeva ad ottemperare con tutto ciò che di contorno veniva alimentato nel volano virtuoso.

Non facevano niente di male, era tutto regolare, ognuno poteva scegliere a suo piacimento i propri intermediari celesti per intrecciare conversazioni metafisiche da decriptare.

Il codice penale forse aveva un vasto campionario inibitorio legato a droghe e sostanze stupefacenti, ma l’uso di chiaroveggenza celeste non era ancora stato codificato come reato in quanto di natura trascendente e come tale difficilmente circoscrivibile.

3

Ogni tanto si scopriva qualche genio incompreso per la sua epoca e Arnold Schoenberg ebbe molta più fortuna da morto che da vivo.

Trasformando un problema in opportunità -la moglie Mathilde Schoenberg lo tradiva con il loro amico e vicino di casa l’artista Richard Gerstl e finì suicida-, Schoenberg trasfuse tutta la sua rabbia emotiva per la tragedia vissuta in 4 famosi quartetti per archi che non ebbero un grande seguito di critica e l’autore fu bollato come “eretico” nella favolosa Vienna del 1908.

Schoenberg era stato un innovatore, una categoria abbonata a pagare sempre un prezzo alto con la storia. Il suo quartetto numero due iniziava con un aria lenta e melliflua, serena e rilassante, per confluire dopo l’inganno in una schizofrenica cascata di note “scomode” che operavano una rottura con la tradizione.

Le emozioni avevano con Schoenberg un posto in prima fila e le scorribande virtuose degli archi esplosero in tutta la loro deflagrante asimmetria, quando il capitano Ranieri reclamò la sua attenzione sul cellulare.

-La bellezza ci salverà-, dissi alzando il volume del mio Poket Philips da 50 watt.

-Abbassa che ho un co.co.co per te avvincente e remunerativo!-, rispose il Capitano Ranieri con il consueto sarcasmo che trovavo poco divertente, data la mia miserevole paga oraria.

Quando ebbe finito di parlare mi chiesi se come il compositore austriaco sarei riuscito a convertire l’impresa che mi era stata assegnata in successo: ansia da prestazione o il mio naso da segugio avvertiva marciume lontano un miglio, la distanza che separava Colle Mosso da vocabolo Molinaccio?

Una volta il mitico scrittore John Fante alla domanda come si sentiva a fare il mestiere di sceneggiatore rispose in maniera provocatoria: il lavoro più infame del regno di Cristo!

Era parzialmente vero nel senso che negli anni 50 la leggenda di Torricella Peligna intascava grazie alla crescente industria dello Star System hollywoodiano circa 250 dollari alla settimana, che era tanta roba, ma adesso l’espressione si adattava perfettamente alla mia situazione con una variante: era la missione in incognito più infame nel regno di Cristo? La questione riguardava Santa Indelicata, mica pizza e fichi, per dirla con le espressioni romanesche di una mia amica simpaticamente “burina”, che stranamente insegnava Lettere in un liceo di Foligno.

4

Dopo un anno di indagini frammentarie portate avanti dai carabinieri sulla base di indizi volatili e voci prive di riscontri (i ragazzi del Molinaccio che parlavano con la Madonna di Santa Indelicata non avevano mai estorto denaro a nessuno), la curia diocesana era dovuta scendere in campo istituendo un processo con una indagine dal massimo riservo, in cui chiedeva il supporto dei carabinieri di Nocera Ombrosa.

Il problema di fondo era che la gente stava massicciamente iniziando a seguire “il culto della beata del Molinaccio”, una scia di persone umili che accorrevano in loco per pregare, risolvere problemi, chiedere lumi e consigli sulle migliori strategie esistenziali da seguire e magari anche prenotare un posto in paradiso con donazioni potenzialmente sottobanco. Il business era decollato, visto che un’ala del bad e breakfast la Casa dell’ Arcobaleno della famiglia Altini, era stata ampliata per dare supporto logistico ai nuovi fedeli giunti da ogni parte dell’Italia centrale, alla faccia della crisi e del terremoto!

Il Vescovo Florenzi che subodorava uno scandalo, voleva evitare un altra Medjugorie anche perché il Papa era stato chiaro, solo chi seguiva con umiltà Cristo e non presunti veggenti, fattucchiere, cartomanti e santoni viveva nel giusto.

Così senza usufruire dei costi di trasferta perché giocavo in casa mi toccava mimetizzarmi tra i turisti del nuovo culto per studiare da vicino il fenomeno, infiltrarmi nella comunità e portare a galla eventuali anomalie che potevano convalidare l’ipotesi di raggiro!

5

A Torino prima delle famose olimpiadi invernali del 2002 transitando nel sottopassaggio della stazione Porta Nuova non era raro trovare i famosi artisti dei tre campanelli intenti a reclutare clienti di passaggio grazie a un teatrino surreale. Il siparietto serviva a creare un clima di fiducia nell’occasionale avventore, che stimolato dalle vincite facili dei suoi simili non poteva trattenersi dal puntare una innocente banconota sotto una delle tre campane per trovare la famosa pallina a sostegno, salvo poi accertare una volta che la banconota era sparita grazie alla destrezza del manipolatore che portava la pallina altrove, che tutte quelle persone erano l’amico-dell’amico-dell’amico che a fine giornata avrebbero diviso i proventi in percentuale fra tutti i polli in transito.

Carpa ebbe conferma che i due ragazzi la sapevano lunga, quando facendosi portare a ridosso della famosa Quercia Buca dei Miracoli, dopo mesi e mesi di ore di preghiera alla casa dell’arcobaleno a fiducia conquistata con tanto di donazioni elargite dal fondo spese missione della caserma (e tante tante imprecazioni di circostanza per la recitazione che lo vedeva repellente a ogni forma di divinità), la Giulia sussurrando per non disturbare lo state di trance di Nicola aveva risposto alla domanda del Carpa “dove si trova adesso Santa Lapidata? Sta fluttuando?”, con una frase che era un clamoroso epic fail:

Santa Lapidata é ovunque, é una virtuosa di tale potenza che se la vedessi adesso tutta intera e insieme, con un solo sguardo ti farebbe piangere di ricordi nel tempo di un sospiro. Santa Lapidata é ogni cosa! I suoi meravigliosi pensieri brillano nella corteccia degli alberi, il suo sguardo clemente si spinge nel vento e la sua contagiosa vitalità colpisce come un raggio di sole…

Una frase fin troppo famigliare per il sottoscritto grande appassionato di cinema. Per contro c’era da dire che fra tutti gli agenti 007 in missione io ero quanto di meglio potevano sperare le due cavie, data la mia avversione per tutto ciò che riguardava l’istituzione Chiesa.

L’immersione partecipativa alla Malinowski per districare il caso mi aveva portato in associazione alla musica simbolica di Schomberg ad alcune riflessioni critiche sulla società globalizzata.

Era palesemente chiaro che la truffa di per se non solo era indimostrabile, ma anche innocente, in un certo senso ricalcava gli scherzi ludici di quegli studenti toscani che in una calda estate degli anni ottanta avevano rifatto il verso a Modigliani, facendo trovare delle quasi perfette imitazioni di teste stilizzate da attribuire al famoso artista.

Schomberg dopo un po’ che lo ascoltavi portava con le sue atonie dissonanti a situazioni fantasmagoriche che poco avevano a che fare con l’ordine e l’armonia e tanto familiarizzavano invece con le discordanze del mondo moderno.

Fino a che punto potevo onestamente affermare che quei ragazzi impavidi erano degli impostori?

Tesi che non poteva sostenere neanche la rigidità di Mamma Chiesa che basava la bontà dei suoi enunciati su legittimazione arbitrarie e sulla consacrazione di episodi inconfutabili (dal suo punto di vista) come San Paolo convertito sulla via di Damasco. Convertito da Cosa e da Chi?

La chiaroveggenza di Nicola non poteva essere sminuita rispetto alle posizioni canoniche a meno di prove incontrovertibili che tradivano la buona fede dei prescelti. Io la prova me l’ero andata a cercare ma sul rapporto finale consegnato al Capitano Ranieri non ne feci menzione perché mi piaceva pensare che il sistema autorizzato a “gabbare”, poteva a sua volta essere gabbato. La frase che mi era stata sciorinata dalla Giulia era leggermente ritoccata rispetto a una famosa battuta fatta da mago Merlino nel film capolavoro di Borman “Exalibur”, dove uno sbigottito giovane Re Artù non ancora consapevole del proprio destino chiedeva al suo tutore dove si trovasse il drago:

Il drago é ovunque, é una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme, con un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro. Il Drago é ogni cosa! Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi, il suo ruggire si sente nel vento, e la sua forcuta lingua colpisce come, come…un fulmine!

Era una delle prove concrete che Monsignor Florenzi andava blaterando, ma non venne menzionata nella mia relazione definitiva, dove mi limitavo a sottolineare una serie di vaghe incongruenze legate alla veridicità dei messaggi che non collimavano spesso tra loro, ma senza calcare troppo la mano. La registrazione in cui Giulia parlava in maniera ingannevole di un film che consideravo uno dei più avvincenti della storia cinematografica genere fantasy, fu cancellata e mai consegnata. Se i preti potevano dipingere le loro pareti con libere espressioni creative edulcorate, anche io avevo il diritto di proporre il MIO modello di realtà. Amavo quei due fottuti geni! Lunga vita e prosperità. Era ridicolo: l’azienda del Papa per anni aveva messo il braccio nel vasetto di marmellata e adesso veniva a cercare me, che avevo da sempre un rapporto conflittuale con il loro business, per testimoniare l’esistenza di un reato in cui due ragazzi, calpestati dalla società moderna, ci avevano messo solo un dito in quel recipiente. Si potevano fottere tutti in coro e fortunatamente Nicola e Giulia avevano dimostrato che si poteva fare! Non erano loro “i cinghiali nella vigna del Signore”, parafrasando una famosa bolla del 1520 stilata da Papa Leone X contro Lutero.

Il Vescovo di Nocera Ombrosa si poteva s-t-r-a-fottere!

I ragazzi avevano tutta la mia CLEMENZA e anche quella del DRAGO di Borman.

6

ll vescovo Florenzi responsabile spirituale della diocesi di Nocera Ombrosa dopo aver preso atto con il lavoro del capitano Ranieri che le attività della Casa dell’ Arcobaleno non erano perseguibili a norma di legge per mancanza di riscontri oggettivi legati a plagio o abuso o truffa, una volta che il fisco aveva verificato la trasparenza delle ricevute di casa Arcobaleno inoltrate dai due veggenti al commercialista, scavato senza risultati su una serie di testimonianze prive elementi utili per una denuncia formale, non poteva fare altro che inoltrare la documentazione a Roma, dove cardinal Anastasi si era dovuto consultare con il Papa che era stato molto chiaro in proposito: “prevenire era meglio che curare, quei due avrebbero continuato a fare danni sul territorio, per cui bisognava darci un taglio”.

L’insurrezione del Molinaccio andava sedata e lo si poteva fare senza spargimenti di sangue cercando il bicchiere mezzo pieno. In fondo i due ragazzi volevano sposarsi. Bene! La famiglia era al centro degli interessi della religione e della politica di stato e dare una spintarella per sistemare due giovani che non avrebbero creato problemi e diffuso con il loro esempio il messaggio di Cristo era qualcosa che tornava utile a tutti i fedeli e fagocitava la causa delle cose buone e giuste!

7

Una volta giunta in via del Corso da stazione Termini, Giulia aveva trascinato il suo troll fino alla basilica di Santa Maria del Popolo, dove finalmente poteva ammirare l’ opera di Caravaggio realizzata nel 1601 e denominata Conversione di san Paolo.

Era un olio su tela di dimensioni 230×175 centimetri inquietante.

La stratificazione di nero usata come sfondo non solo esaltava le dimensioni plastiche dei protagonisti, in particolare un cavallo che catturava spazio diventando imponente, ma amplificava il simbolismo iconografico della luce accecante che scaraventava il santo a terra impotente di fronte alla sopraggiunta rivelazione.

Era un opera maestosa fatta di tenebre, ma anche di luce, che obbligava Paolo alla conversione e che gli ordinava di desistere dal perseguitarlo e di diventare suo ministro e testimone.

Presenti nella scena un vecchio e un cavallo, il quale, grazie all’intervento divino, alzava lo zoccolo per non calpestare Paolo. Opera meravigliosa come tutta Roma del resto e adesso si trattava solo di raccogliere quanto seminato tornando a recuperare quei suggerimenti privati che sua Maestà Florenzi aveva caldamente espresso, per far capire con toni benevoli in udienza privata che quella sceneggiata di Santa Indelicata doveva terminare:

Non senza qualcosa in cambio, ci mancherebbe. Sappiamo che volete sposarvi così penseremo NOI a sistemare le cose, primo fra tutti un buon lavoro e una casa adeguata-, aveva detto monsignore.

Trascurando lo sguardo anonimo di un turista giapponese arruolato da Cardinal Anastasi per tenere d’occhio il movimento del nemico e sincerarsi che non ci sarebbero stati altri colpi di testa, Giulia vide Nicola correre sulle scalinate della chiesa. Aveva da poco “staccato” dal lavoro ed era fresco come una rosa, dal momento che in piazza Madama svolgeva il compito prestigioso di usciere per sei ore al giorno e contratto a tempo indeterminato e retribuito con lo stipendio base di 7.500 euro mensili.

Se era deluso perché come avvocato non era riuscito a realizzare se stesso con una carriera all’altezza delle sue aspettative?

Era irrilevante! Il lavoro era facile e remunerativo e anche le cause caffè abbondanti, per farsi licenziare avrebbe dovuto fare qualche cazzata plateale del tipo lanciare qualche martello addosso ai senatori, ma anche se resisteva alla tentazione di farlo, i vantaggi acquisiti dall’operazione “golden tree” come aveva sperato, portavano a un successo totale e ora si trattava solo di raccogliere mesi e mesi di duro lavoro con Santa Indelicata.

Il Cardinale Anastasi aveva recuperato un alloggio di 120 metri quadri in zona Ponte Milvio da consegnare ai ragazzi in cambio di un affitto simbolico che non superava i 500 euri al mese e un sacco di spazi vuoti da riempire in prospettiva con tanti piccoli rompi-rompi.

Non era mancato il regalo di nozze.

Il papa di Giulia cassaintegrato alla Merlini, la nota azienda in località Colle Mosso che produceva elettrodomestici e che negli anni ottanta aveva portato fertilità a tutta la vallata, avrebbe continuato a tenere in piedi la Casa dell’ Arcobaleno, accogliendo nominativi dei sostenitori di San Francesco segnalati scrupolosamente dalla curia romana.

C’era stato uno scambio di favori: il cimelio dove Santa Indelicata compariva e scompariva su ordinazione a orari prestabiliti con un magico telecomando venne sradicato, con la motivazione che ormai le chiome secolari della mitica Quercia Buca erano state irrimediabilmente attaccate dai parassiti, cosa che venne realizzata a tempo di record.

Lui la baciò come in un famoso quadro di Klimt e poi estrasse un bellissimo anello incastonato da pietre preziose mentre un tramonto carico di promesse accarezzava Roma. –Vuoi sposarmi?-, chiese infine.

Lei pianse e lo abbracciò.

Non era vero che si veniva al mondo solo per soffrire ed espiare le colpe di Cristo.

Santa Indelicata e quel tizio che sapeva il fatto suo e che sapevano essere sin dall’inizio del suo arrivo a Casa Arcobaleno un miscredente infiltrato con tanto di patentino da investigatore, erano stati CLEMENTI e ora anche il turista giapponese che studiava la scena coperto a debita distanza dalla folla, rispondendo sul mobile a Cardinale Anastasi che cercava aggiornamenti definitivi, disse:

-Sembrano felici. Non creeranno altri problemi.-

Link di approfondimento segnalati da Faraoni Enrico : http://www.umbriaway.eu/2018/07/03/replicabilita-dei-modelli-di-sviluppo-perche-qualche-comune-umbro-dovrebbe-ispirarsi-castel-del-giudice-per-attivare-circoli-virtuosi-e-mettere-atto-politiche-di-sviluppo-sul-territorio/ e http://www.umbriaway.eu/2018/07/08/premio-hombres-itinerante-e-cdg-ii-e-ultima-puntata-ringraziamenti/

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