Ma in Umbria esiste il filone della letteratura noir?

Ma che senso ha parlare di Letteratura Noir Umbra? Che nei cimiteri rubano i lumini? L’albero di ciliege o di fichi è stato ripulito dall’ immigrato o dal ragazzino desideroso di sfidare i pallettoni del contadino locale? Che rubano le pannocchie nei campi? Di che criminalità stiamo parlando, tolto il caso Meredith ad ampia diffusione internazionale, per cercare notizie roboanti bisogna spaccà il capello. Che necessità c’è di trasformare verdi colline ammiccanti in location di comodo per macabri misfatti, non necessariamente delitti? Ma mica le spese pazze in Regione le faccio io, se c’è qualcosa che manda fuori di testa Carpa è proprio l’illegalita legalizzata che si combatte solo con la controillegalità “denoialtri” dettata da una serie di regole non scritte votate all’ istinto di sopravvivenza. Embè un politico corrotto finito sulla morsa della stampa specializzata mica fa Primavera neanche fosse una rondine! Scusa allora i nigeriani e i tunisini che si spartiscono le zone intorno alla stazione di Fontivegge me li sono inventati o trovo qualche notizia di aggiornamento acquistando il Corriere dell’ Umbria? Vabbè e allora il rumeno che girava con 22 grammi di droga in zona Santa Andrea delle Fratte? L’equazione Umbria = Los Angeles con tutti gli imprt legati a quella che può essere la produzione di criminalità a livello industriale, in una località regionale che conta in tutto un milione di abitanti sembra un accostamento molto azzardato, al massimo qui non trovi la Dalia Nera, ma la truffa bianca della signora che uscita dalle poste viene avvicinata da professionisti sicuri all’ uscita che le notificano che suo figlio ha ordinato il computer nuovo a sua insaputa e che bisogna sborsare un anticipo. O ci trovi il bullo di importazione che tutelato da una maggiore età prossima a venire prende a testate il compaesaqno della sagra dell’ uva secca. Al massimo puoi uscire per la festa della spiga dorata e rientrare a casa in piena notte per proseguire con la festa della sfiga in rima baciata, perchè i ladri ti stanno svaligiando il villino poco trafficato in località Terradisotto. E dei bivacchi al Teatro Verdi di Terni ne vogliamo parlare? E questi inseguimenti rusticani che sfociano in rocamboleschi arresti modello Squadra Speciale sempre per droga vogliamo esaltarli come si deve con notizie plateali e incisive? Vabbè e gli stalking allora? E gli elisir di lunga vita venduti da maghi orientali o pseudo tali che nelle televendite raccolgono i drammi esistenziali di gente che ha bisogno di risposte grazie all’ ennesimo centralino di gente pagata in nero? Insomma ha un senso di parlare di Umbria Noir? Qui mica siamo ai livelli di Milano Nera o Torino Prega o Roma Pietà? Il male è un erogatore universale e più nei luoghi ristagna la cultura, soprattutto in quelle zone dove il traffico non è fluido e scorrevole come alle sei di sera a Ponte San Giovanni possono esserci normali spirali di autodistruzione che mettono gli individui alle prese con le canoniche opzioni droga, sesso e alcol. Se ti creo il malessere e non trovi la medicina ufficiale poi sempre scivolare in forme autolesioniste che alimentano business molto alternativi. E mica ci sono solo forme pacchiane di demoniache scie chimiche? E di tutte quelle situazioni parallele tipo un manoscritto famoso risalente al 1200 che finisce dopo mille traversie da un antiquario di Muntepulciano per essere mercificato fino in Francia con tanto di autorizzazioni a norma di legge? Ma lo sapevi prima di far sparire quell’ illeggibile manoscritto che là sopra ci ha persino scritto Tommaso da Celano? Insomma il noir si inventa da solo, basta acquistare una copia del Corriere dell’ Umbria anche se non è il 20 Marzo 2018 (le notizie riportate qui fanno riferimento direttamente o indirettamente a questa data). Vabbè sei scorretto potrebbe obiettare qualcuno, se c’è il malessere sociale e la politica ruba oltre che non risolvere i problemi allora è palese che qualche imperfezione possa minacciare il sistema irrorando forme di degrado e di corruzione anche verso l’interno, e nell’ implosione bisogna pur sopravvivere in qualche modo, la pensione perchè sono scivolato sulla buccia di cocomero me la volete dare o no, in fondo una simulazione alla Neymar me la sono recitata tutta fino alla fine, rotolando per tutto il campo dopo un piccolo sgambetto. Dove regna l’illegalità, si sopravvive solo con l’illegalità e l’acqua diventa sempre più torbida e dove non c’è trasparenza subentra di diritto il GENERE NOIR, quindi anche in Umbria dove opera il detective privato Mauro Carpa, che nei confronti di tutto questo male dilagante (che non si vede!) non batte ciglio essendo temprato alle sconfitte e al degrado morale dalle vicende dell’ ottico in un lontano passato torinese. Insomma l’autore qui ha giocato sporco: per dimostrare la tesi che il NOIR in Umbria gode eccome di una sua legittimazione (più i luoghi sono zippati e più la gente mormora) si è andato a cercare da una edizione a caso quotidiana della stampa il suo ricco e fertil humus microcriminale, per mostrare che di inventato non c’è nulla, un procedimento scientifico non proprio lineare dal momento che prima ci sono le prove di laboratorio da vivisezionare e poi si arriva alla sintesi, non il contrario di comodo! Che importa, il noir spala fango, lo muove simbolicamente da una sponda all’ altra del fiume, così all’ improvviso in tuttu questo tumultuoso caos dinamico delle correnti, puoi trovare anche tratti di acqua trasparente dove boccheggiano floridi pesci, ma appena ti sposti trovi profondità melmose opalescenti senza speranza dove se ci entri vieni cannibalizzato dal degrado etico e morale. Una immersione che solo gente insozzata di suo dalla globalizzazione bce può sostenere tornando indietro per raccontarlo: masticare il male per Mauro Carpa è un esercizio all’ ordine del giorno perchè al veleno è ormai assuefatto e quando gli entra di nuovo in circolo non sente più nulla, nemmeno la consapevolezza di essere vivo. Per sconfiggere un morto che cammina serve un altro morto che cammina e Carpa ormai disilluso e infastidito di “esserci” nel teatrino del mondo, non si tira indietro per solidarietà camusiana quando bisogna ripulire l’ennesima fogna assorbendo i vapori corrosivi e malsani che annientano gli ultimi residui di umanità. Qualcuno quello sporco lavoro dovrà pur farlo per cifre orarie da fame senza indennità di rischio che ledono la dignità personale.

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